
E dopo Carnevale arriva Pasqua, si passa dalle bugie alle colombe, dalla Quaresima alla Pasqua, ancora più ricca di pasti abbondanti: ma quanto incide tutto questo sul nostro benessere psico-fisico e soprattutto come può aiutarci in questo senso la Quaresima (intesa come astinenza da qualcosa che ci piace)?
Il ruolo che il cibo ha nella nostra vita
Quello del cibo è un argomento sempre molto difficile da trattare: se da una parte rappresenta il nostro nutrimento, dall’altra spesso non lo è solo dal punto di vista alimentare, ma ricopre un ruolo importante anche sul piano emotivo.
Mi viene in mente mio nonno che, per farmi mangiare quando ero malata, mi ripeteva: “Dai, mangia, per nonno; se mangi, poi guarisci e torniamo dai cavalli”. Questa è stata l’arma con cui da piccola mi è stato fatto fare di tutto. Guardando ora quella situazione, ringrazio il cielo che nel mio cervello e nel mio corpo non si sia memorizzata l’analogia cibo / amore di mio nonno / divertimento. Esaudire la sua richiesta di vedermi mangiare mi avrebbe fatta sentire amata da mio nonno e mi avrebbe permesso di passare del tempo con i cavalli e con lui.
Vi lascio solo un attimo per pensare a quante volte queste cose ci siano state ripetute, con opportune modifiche, e quanto si siano radicate nel nostro modo di relazionarci al cibo, rincarando poi la dose con tutto ciò che ci circonda: dalle comunicazioni dei media – dove se non si è perfetti secondo standard promozionali (non sani da seguire) non si è adeguati alla società in cui viviamo -, al mangiare per stare insieme (se ci fate caso buona parte delle pubblicità sul cibo prevedono convivialità, oltre a una quantità smisurata di cibo). Il messaggio che passa è che non si può stare bene insieme senza una sovrabbondanza di cibo: potrei continuare per pagine e pagine.
Come conseguenza, finiamo tutti per perderci un po’ dietro a schemi non nostri, senza sapere veramente cosa ci piace e cosa realmente ci nutre, cosa vorremmo mangiare e di cosa ci accontentiamo, motivo per cui cadiamo spesso anche in loop di sensi di colpa per come ci relazioniamo con il cibo stesso.
Come ci può venire in soccorso la Quaresima?

Ed ecco che per magia arriva in nostro soccorso la “Quaresima”: togliamo dolci, bevande, caffè e tanto altro per poi inserire di nuovo tutto – e con gli interessi – da Pasqua in avanti. Il risultato è che ci sentiamo come sulle montagne russe, stiamo meglio, ma poi torniamo nuovamente a stare peggio, e ci chiediamo: ma rinunciare per sempre a qualcosa che ci piace ci farebbe stare realmente meglio?
Da qui possono insorgere le intolleranze, quelle difficoltà metaboliche che il nostro corpo ha nei confronti di qualche alimento o proteina e che ci causano infiammazioni. Questo succede perché il nostro corpo accumula tutto quello che non riesce a digerire, proprio come accade molto spesso con i rifiuti urbani che vengono bruciati quando sono in eccesso. Nel nostro caso, invece, si sviluppano infiammazioni sparse, non ben identificate, che hanno come bersaglio di tutto: dalla pelle all’intestino, dalle articolazioni ai muscoli, dallo stomaco ai polmoni, passando per gli organi genitali e il sistema nervoso in generale.
Come possiamo capire cosa ci dà realmente fastidio e, soprattutto, come possiamo disinfiammarci?

Prima di tutto poniamoci delle domande facili: quando mangio questo alimento, poi sto realmente bene? Quanto dura questo benessere? Ho sensazioni di gonfiore, mal di testa o di gonfiore sparso (riferito sia a livello addominale che alle estremità)?
E poi il passo difficilissimo da fare: eliminare per almeno due mesi l’alimento identificato, cercando di toglierlo completamente dalla nostra alimentazione per due mesi, “solamente” due mesi. Dopodiché arriva la parte più complicata, ovvero essere onesti con se stessi: “sono stato/a realmente bene?”, “mi sono sentito/a più leggero/a, meno appesantito/a, confuso/a?”, “avevo la pelle più chiara, meno muco a livello respiratorio, dormivo meglio e soprattutto ero più lucido/a?”.
Ecco, se abbiamo risposto sì oppure un pochetto (come si dice a Roma) allora avete trovato l’alimento inquinatore del vostro sistema: da qui potete dargli un “costo”, nel senso: “quante volte posso mangiarlo nell’arco della settimana prima di stare nuovamente male?” Inoltre, il malessere che mi causa, sebbene io adori questo cibo, vale la sua assunzione?
Nel momento in cui si riesce a dare un costo reale, cioè senza barare, ad un alimento, ecco che i sensi di colpa spariscono, perché scelgo consapevolmente di mangiarlo e ne conosco i contro che ha per me, senza che nessuno mi impedisca o proibisca di consumarlo.
Appuntamento online
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