
Oggi ci addentriamo nel tema molto complesso della fame nervosa, uno strano fenomeno che – in un modo o in un altro – riguarda tutti, anche se magari solo per un breve periodo di tempo.
La dinamica bene o male è questa: “Mamma mia che fame! Non resisto, devo assolutamente mangiare qualcosa! Esco e prendo la prima cosa che trovo!”. E guarda caso s’incontrano panetterie, pasticcerie e, ovviamente, supermercati.
Proviamo a definire fame e fame nervosa
La fame è un meccanismo stranissimo che il nostro corpo mostra per soddisfare uno dei bisogni fondamentali per la nostra sopravvivenza: il nutrimento che, insieme al respirare e all’evacuare, sono tra i nostri bisogni primari.
Oggi, nel 2026, in Europa è realmente ancora così reale questa fame? Cioè: davvero nella società in cui viviamo il nostro corpo ha tutta questa fame? La risposta che conosciamo tutti è – ovviamente – no (tenendo sempre da conto tutte le eccezioni e situazioni particolari). Per dare l’ennesima diagnosi a questo fenomeno particolare è stato coniato il termine di FAME NERVOSA, ovvero il mangiare in risposta ad uno stimolo che riteniamo stressante.
Già da questa prima affermazione possiamo osservare che è una risposta soggettiva, cioè non è che un certo stimolo stressante esterno faccia venire a tutti la stessa tipologia di fame. Se si tratta di una risposta soggettiva, allora lo è anche la capacità di decidere come reagire. In sintesi sono che io scelgo come comportarmi rispetto a situazioni quotidiane che mi creano emozioni difficili da gestire.
La svolta: osservare le nostre reazioni emotive

La prima domanda che possiamo farci innanzitutto é: “Perché reagisco a tutto quello che mi accade?”, “Perché non riesco a fermarmi, osservarmi e poi decidere come agire (invece che reagire) a quello che mi è accaduto?”.
Ovviamente ognuno di noi potrà dare le proprie risposte, ma sono convinta che si possano tutte ridurre a un comune denominatore: siamo sempre stati abituati a fare così, è qualcosa di “istintivo”. Mi capita una situazione (arrivo a casa dal lavoro stanca/o magari anche arrabbiata/o perché è accaduto qualcosa), reagisco (mangio quello che trovo) e poi, se ho reagito male (mi sono abbuffata/o di focacce, gelati, cracker, biscotti…quello che c’è o che il mercato mi propone), mi sento in colpa. Nonostante ciò, il giorno dopo la mia abitudine mi ripropone lo stesso comportamento, lo stesso modo di reagire all’accaduto e fame nervosa è il termine perfetto per indicare questo processo.
Dato che ho imparato a pormi domande davanti alle situazioni (grazie a Claudio Tomaello e le sue Fiabe), ho cercato di capire e voler smontare questo meccanismo, per cui la prima osservazione è stata: “perché viene da mangiare se si è stanchi?”. Magari perché il cibo fornisce realmente un supporto biochimico per risolvere la stanchezza? Forse, ma per tornare a oggi, nel 2026, in Europa, l’idea di dover mangiare per superare la stachezza non è tanto credibile (situazioni cliniche ed estreme escluse), per cui un’altra domanda che mi sono posta è stata: “E se fosse semplicemente sete mascherata da fame?”. Avete mai provato a bere quando sentite lo stimolo della fame? Certo, un conto è mangiare una focaccetta, croccante, appena sfornata magari con qualcosa dentro di formaggioso o salumoso, un conto è bere un bicchiere d’acqua o di tisana.
L’importanza di sapersi ascoltare

Ma c’è un meccanismo dietro fondamentale: darsi il tempo di ascoltarsi. Noi non beviamo abbastanza nell’arco della giornata, ma non sentiamo lo stimolo della sete. Inoltre, se vi venisse sete, lo capireste realmente? Anzi, vi dareste il tempo di ascoltarvi e capirvi? Purtroppo noi riusciamo a interpretare meglio lo stimolo della fame rispetto a quello della sete perché è più appagante mangiare che bere, anche se quest’ultimo atto soddisferebbe realmente quello che il corpo ci sta chiedendo. Sì, il corpo ci fa sentire la fame perché è lo stimolo che risolviamo più rapidamente, mentre lo stimolo della sete è più difficile da appagre, anche perché non sappiamo riconoscerlo.
Quando avete quella sensazione di fame “di non si sa cosa”, provate a fermarvi, sedervi e a bere un bicchiere d’acqua, anche frizzante con il caldo di questi giorni, magari con dentro qualche goccia di olio essenziale di limone (3 gocce in 1,5l) e qualche foglietta di menta (5-8 in un 1,5l di acqua). Se non dovesse passare, bevete un altro bicchiere, con calma, assaporando e sentendo l’acqua che entra nel corpo e finalmente lo disseta, prendendovi insomma il tempo di bere, e iniziando a impostare nuove abitudini, che diventano azioni e non più reazioni.
Rispondi