
Venerdì 7 agosto ho partecipato a una mattinata dedicata ai genitori di ragazzi affetti dalla trisomia 21, che mi hanno posto le loro domande su diversi aspetti legati all’alimentazione.
Per il terzo anno consecutivo ho partecipato a questo progetto estivo portato avanti dall’Associazione ODV Il Flauto Magico, una Settimana Estiva presso la Casa Regina Montis Regalis, a Vicoforte.
Questa vacanza nasce per offrire alle famiglie di bambini con trisomia 21 un tempo e uno spazio diversi da quelli della quotidianità: un tempo per incontrarsi, fermarsi, confrontarsi e formarsi. Da tre anni nel confronto e nella formazione, nello specifico su tutto ciò che riguarda l’alimentazione, ci sono anche io.
Queste famiglie si trovano a dover gestire diverse difficoltà nella vita di tutti giorni, dal momento che la nostra società identifica le persone con qualche disabilità solo come sfortunati, loro e tutti coloro che sono “costretti” a viverci insieme. Non è esattamente così: i genitori, i fratelli, i nonni e chiunque viva vicino a una persona con disabilità sviluppa un cuore immenso, ma anche un animo da combattente, capace di contestare leggi, obblighi e sguardi giudicanti in nome di una vita che ha tutte le carte in regola per essere vissuta. E io voglio unirmi a tutti loro, solo e semplicemente perché è giusto farlo.
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Sotto quale punto di vista l’alimentazione entra in gioco nella Sindrome di Down?

Ma cosa c’entra l’alimentazione con la sindrome di Down? Perché una famiglia o dei ragazzi con la sindrome di Down dovrebbero prestare attenzione a quello che mangiano?
Secondo la Medicina Classica Cinese questa sindrome viene classificata così: “Deficit di rene (del jing del rene) e milza (del qi di milza), con incapacità di fornire sufficiente jing (innato ed acquisito) per attivare le funzioni del fegato di conservare il sangue, del polmone di distribuire la weiqi, del cuore di alloggiare e sviluppare normalmente lo shen”.
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Ovvero?
Riassumendo, significa che sono già presenti dalla nascita un deficit – cioè una debolezza – dell’essenza della persona (il jing del rene, che si può occidentalizzare come il DNA) e una debolezza nell’energia della milza (il qi della milza), colei che trasforma e trasporta il cibo e i fluidi nel corpo. Da questi due grandi deficit si sviluppano tutti gli altri. Solitamente un deficit del jing di rene si verifica con l’avanzare del tempo, mentre quello del qi di milza a seguito di diete (inteso come stili di vita) eccessive. Nella sindrome di Down si parte già con queste problematiche.
L’alimentazione in questo caso non può risolvere la Sindrome di Down, ma può far stare meglio la persona, magari aiutandola a migliorare il suo sistema immunitario, ovvero la sua energia difensiva (la wei qi) che fa riferimento al polmone, in modo da far sì che quest’organo riesca a svolgere bene il suo compito, senza essere affaticato o debilitato da un’alimentazione a base di prodotti allergizzanti e industriali. Un’alimentazione adeguata può anche aiutare a mantenere il fegato attivo nel suo lavoro di “conservazione il sangue” al fine di evitare possibili anemie con conseguente stanchezza o debilitazione ulteriore. Insomma con la scelta dei giusti alimenti la vita può diventare più serena, anzi leggera.

Me lo disse una volta un ragazzo che ho incontrato: “Voi ci credete superficiali e stupidi, solo perché non ci comportiamo e non siamo come voi, ma sappiamo e sentiamo con quali occhi ci guardate. Noi, per fortuna, abbiamo una carta in più: non siamo superficiali, semplicemente abbiamo dovuto imparare a vivere la vita con leggerezza”.
Ho pianto e piango ancora oggi quando ci ripenso. In quanto esseri umani siamo meravigliosi e capaci di grandissime cose: io, nel mio piccolo, provo ad aiutare e a spiegare quanto l’alimentazione sia importante in tante situazioni differenti. E poi non mi resta che sorridere di fronte a chi vuole ostinarsi a vede la “sfortuna” in queste situazioni; sorrido, perché penso e vedo quanto amore le disabilità fanno sviluppare intorno a loro, e quanto tutto diventi veramente più leggero!
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