Viaggi, treni, attraversamenti epocali, studio e lo stare bene

Nel titolo ho già messo tutto. Da Aprile del 2026 ho iniziato questo meraviglioso corso sull’ascolto dei polsi secondo la medicina classica cinese, la tradizione che seguo da ormai 10 anni. In questo corso però l’attenzione è spostata sui polsi di quelli che sono definiti i canali secondari, invece che i principali, quei canali che sostengono, deviano, raccolgono e tutelano gli organi da cui partono i canali principali. Non essendo questo un trattato sui canali della medicina cinese, finisco qui la trattazione, vi racconto perhcé ho deciso di scrivere un articolo sul mio corso.

Oggi vi racconto il mio corso a Trieste

Sto facendo questo corso a Trieste: per arrivarci da Cuneo attraverso tutta l’Italia in orizzontale! Ma proprio tutta. A maggio sono andata in macchina: mi è bastata una volta per farmi optare per il treno, anzi tanti treni. Mi fermo nelle stazioni di cambio principali: Milano e Torino (sia da un verso che dall’altro), a volte per poco tempo, altre volte più a lungo. E il pensiero nei cambi, nelle corse per le stazioni e durante il viaggio, non fa altro che andare a come applicare nella mia pratica lo studio che sto facendo.

Oggi mentre aspetto che il primo treno parta da Trieste per portarmi a casa, le cose si sono fatte più chiare, tante cose si sono fatte più chiare.

Primo: lo studio che ho intrapreso è lungo e non facilissimo, si incontrano tradizioni, riflessioni, concetti e conclusioni che hanno almeno 4000 anni di storia. Direi che è un tempo che giustifica ampiamente la mia necessità di prendermi “il mio tempo” per capire come applicare nel mio lavoro questa nuova parte che sto studiando.

Da qui il passo sul prendersi il tempo per vivere è stato immediato: nella mia vita pretendo di risolvere tutto nel momento stesso in cui qualcosa si presenta. Quando non ci riesco finisco in balia di ulteriori problemi illusori a cui cerco soluzioni che non fanno altro che sottolinearmi che mi serve più tempo. Da qui è un attimo arrivare a credere realmente di non aver più tempo per fare le cose e per uscire in modo patologico da questo loop attingo ai caffè. So che mi fanno male soprattutto se ne prendo più di 1 tutti i giorni, ma le frasi tipo: “Da domani li diminuisco” oppure: “Ma sì, ne prendo tre solo” diventano dei mantra (o come direbbe Claudio Tomaello incantesimi) irrinunciabili. Dopo poco il mio stomaco inizia a mandarmi dei segnali ben chiari verso questa “abitudine” che non condivide assolutamente.

Il loop dei caffé

Quando poi inizio a prendere più caffè si innescano altre abitudini malsane: solitamente la mattina la dedico alla pratica del Qi Gong, perché mi aiuta molto nella trasformazione delle emozioni. Farlo ogni mattina, però, è impegnativo: c’è sempre qualcosa di più importante da fare alle 6.45. Ma, non praticando, arrivo a fine giornata con  una grande difficoltà a gestire le altre mille emozioni che provo: è come se affrontassi la mia giornata sentendomi già frammentata in partenza. Ogni parte di me non fa altro che trovare altri problemi irrisolvibili, che domani saranno sicuramente più grandi: il caffè sicuramente può aiutarmi a risolvere tutto.

Dal caffè parte il sonno disturbato, molto disturbato, e dal sonno disturbato nasce la necessità di altri caffè, e arrivano anche dall’intestino segnali che mi confermano che non condivde la situazione.

Più vado di fretta e meno tempo ho, anche per mangiare, per cui il tempo che in questi momenti dedico al pasto è minimo: il problema non è che io mangi poco, ma semplicemente che ingurgito quello che mangio. Et voilà il malessere generale è arrivato.

Da un certo momento della mia vita ho cercato di mettere un blocco a questo viaggio, sto imparando a farlo durare sempre meno.

Le mie nuove abitudini

Cosa faccio? Mi impongo la pratica mattutina, anche solamente dieci minuti di respirazione consapevole, poi mi dedico alla colazione mangiando piano, anzi pianissimo. Quando sono tanto giù aggiungo il Rescue Remedy – che personalmente mi aiuta molto a tornare a capo dei cavalli che guidano il mio carro (riferimento esplicito ai Tarocchi) -, bevo più acqua quando sento la necessità del caffè e cerco di fare di tutto per rallentare. Quando salgo sul Frecciarossa, invece che guardare il cellulare, osservo il mare fuori dal finestrino, leggo o gioco alle parole crociate, attività che mi portano a essere serenamente attiva invece che nervosamente passiva.

Ma soprattutto mi prendo tempo, cerco di trovare il giusto modo per rimanere a guidare i miei cavalli invece che rimanerne in balia. La ripresa del benessere non è immediata, anzi in alcune situazioni ci metto più tempo che in altre, soprattutto a livello intestinale, ma so che sono sulla giusta strada, so che quello che sto facendo non sono sacrifici fini a se stessi ma nuove abitudini che con il tempo torneranno a far parte di me e del mio stare bene. Per cui la “rinuncia” del caffè non la vivo più come tale, il mangiare piano non è più una “noia” ma una necessità e i cavalli iniziano ad andare in una certa direzione, insieme.

La moxa: portare calore nei punti dell’agopuntura

Dopo la traversata italiana, a queste abitudini potrò aggiungere la moxa con il sigaro di artemisia, che da oggi posso praticare anche in studio. La moxa è un trattamento particolare, molto simile all’agopuntura, che porta un caldo terapeutico in determinati punti di agopuntura, scelti dopo l’ascolto dei polsi e l’osservazione della lingua.

E così oltre all’alimentazione terapeutica, agli oli essenziali e ai rimedi fitoterapici, si aggiunge la moxa: ed ecco che la mia traversata epocale italiana ha una sua direzione sempre più precisa, sempre più chiara. In salita, ma proprio per questo più divertente! Oltre ad avermi aiutata a ritrovare il mio benessere, mi ha mostrato “la strada”, facendomi capire che la moxa può semplicemente integrarsi agli altri miei metodi che metto in pratica ogni giorno nel mio studio.

Lo stare bene è semplicemente avere il coraggio di fare i conti con i propri demoni, vederli quando ci portano in determinate situazioni di malessere e capire come tenerli a bada: il resto è mangiare bene, respirare, usare caldo terapeutico e odorare il mondo.

Se vuoi approfondire la pratica e i benefici della moxa, contattami in privato o usa tranquillamente il box per le domande!

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